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martedì 28 luglio 2015

Le ultime frontiere della pacciamatura

pacciamatura s. f. [der. di pacciame]. – In agraria, operazione che tradizionalmente consiste nel cospargere il terreno di paglia, foglie secche, letame o altro, allo scopo di proteggere le colture da eccessiva insolazione o dal pericolo di gelate; oggi è fatta in gran parte con fogli sottili di materie plastiche (spec. polietilene), per lo più di colore nero, in cui sono eventualmente praticati fori di opportuno diametro e frequenza, che mantengono la giusta temperatura ed evitano la crescita di erbe infestanti.

Ecco cosa dice il Treccani se interpellato a riguardo di questa tecnica millenaria.
La definizione tocca alcuni aspetti fondamentali di questa pratica che cercherò di approfondire.

La pacciamatura si attua coprendo il terreno. Un dato di fatto che però fa nascere altre mille domande e tra queste la prima è sicuramente la regina delle domande... Perché coprire il terreno? Ogni azione in agricoltura (o nella vita in generale) deve avere un motivo valido altrimenti si sfocia nella pazzia o, peggio ancora, nello spreco.
In natura non esiste terreno nudo. Questo è un fatto. Esistono rocce nude ma non suolo nudo, senza vegetazione. Possiamo vedere con i nostri occhi come le piante colonizzano velocemente mucchi di terra lasciati incustoditi e non movimentati.
Questa osservazione ci porta subito al primo principio fondamentale: cercare di mantenere un terreno “pulito” da erbe spontanee è possibile ma richiede un grossissimo dispendio di energia.
Potremmo essere disponibili a usare questa energia specie se il nostro orto è piccolo ma quando affrontiamo una coltivazione su più ampia scala è necessario valutare un'altra strada che impedisca la naturale colonizzazione delle erbe.
Non c'è altra soluzione che coprire il terreno pacciamando.

Pacciame composto da erba tagliata e fatta seccare

Purtroppo per noi il terreno, specie se analizziamo il primo strato superficiale, è un debole isolante termico. Questo vuol dire che in estate accumula troppo calore mentre in inverno ne perde eccessivamente. Questi sbalzi termici danneggiano (anche gravemente) non solo le radici dei nostri ortaggi ma anche tutta la complessa e delicata fauna terricola. Lo strato pacciamante è una vera e propria barriera termica a protezione del terreno.
La pacciamatura se gestita al meglio è in grado di trattenere l'umidità ma al tempo stesso permettere la traspirazione.

Terreno "nudo". Il difficile è mantenerlo tale. Ne vale la pena?

Nella definizione si citano anche i differenti materiali usati per pacciamare e qua entriamo in un argomento che potrebbe dilungarsi per pagine e pagine. Gli orticoltori più sperimentali provano di tutto. Dalla lana ai trucioli, dalla paglia alle plastiche biodegradabili.
Quello che consiglio io è non usare (come citato dalla definizione) la plastica (polietilene) poiché inevitabilmente parte di essa si disperderà nell'ambiente e nel nostro stesso orto.
Bene tutti gli altri materiali facendo attenzione alle reazioni chimico-fisiche che comportano. Se usiamo materiale biologico dobbiamo capire se durante la decomposizione è in grado di modificare il terreno.

Pacciamatura in plastica biodegradabile sotto fragole

Già da qualche anno la tecnica di pacciamatura ha incontrato la semina facendo nascere il telo pacciamante già seminato con l'ortaggio voluto e pronto per essere steso sul terreno preparato. Solitamente questo telo è creato con fibre vegetali (cotone, carta, iuta) in cui vengono immessi i semi dell'ortaggio già a distanze regolari.
Si possono trovare in commercio teli completi o anche solo strisce che non solo impediscono alle erbe spontanee di soffocare i nostri giovani germogli ma ci evitano l'operazione di diradamento che si rende indispensabile per certi ortaggi quando vengono seminati a spaglio.

Posizionamento del telo preseminato in orto

Giovane carota nata da telo preseminato

Troppo spesso si coltiva l'orto in modo “tradizionale” (anche se tradizionale non è) estirpando chili di erbe indesiderate e continuando questa dura e inutile battaglia contro i mulini a vento quando abbiamo sotto mano una tecnica che, se ben gestita, non solo ci evita tanta fatica ma addirittura arricchisce e protegge il fattore fondamentale per un buon raccolto: il terreno.

martedì 14 luglio 2015

La dieta vegetale

I vegetali sono esseri viventi autotrofi e, per definizione, sono in grado di auto-costruirsi il proprio cibo. Basta acqua e anidride carbonica per produrre il loro alimento favorito: il glucosio.

6H2O + 6CO2 = C6H12O6 + 6O2


Questa è la reazione chimica più famosa al mondo, quella della fotosintesi clorofilliana, che avviene ogni giorno in ogni foglia (o parte verde) di ogni singola pianta presente sulla Terra. La reazione che è in grado, grazie all'energia luminosa del Sole, di dare alla pianta glucosio e a tutti gli altri organismi eterotrofi (noi in primis) prezioso ossigeno.

Se ciò fosse realmente vero e se bastassero solo acqua e anidride carbonica per far vivere bene una pianta allora perché esistono interi manuali su come gestire la fertilità del terreno, come concimare e con quali elementi?
Perché concimiamo il nostro orto?

La risposta è semplice. Le piante hanno bisogno di una serie di elementi che devono necessariamente prelevare dal terreno. Il glucosio della fotosintesi fornisce l'energia necessaria per vivere ma i mattoncini per costruire tutte le strutture della pianta derivano dall'assorbimento di svariati elementi presenti nel terreno.

Tutta la galassia di elementi nutritivi necessari alle piante è divisa in due grandi blocchi: i macroelementi e i microelementi.
Spesso (erroneamente) si è portati a pensare che i macroelementi siano quelli più importanti a, in realtà, il nome deriva dal fatto che sono gli elementi che la pianta usa in quantità maggiore. Azoto (N), Fosforo (P) e Potassio (K) sono i tre macroelementi principali.
Tutti (o quasi tutti) i concimi che possiamo vedere in vendita contengono questi tre elementi in quantità e rapporti differenti in base ai bisogni.
I microelementi sono sali, minerali, ossidi di elementi che sono comunque fondamentali ma che la pianta assorbe in quantità minore. Calcio (Ca), Ferro (Fe), Magnesio (Mg), Rame (Cu), ecc... sono solo alcuni esempi.

Esempio di etichetta di un concime

La domanda resta comunque la medesima. Cosa mangiano le piante? Hanno “gusti” particolari?
Le piante divorano una gran varietà di elementi differenti in base alla fase di crescita nella quale si trovano e in base alla specie alla quale appartengono.
Esattamente come noi tutti abbiamo gusti e diete differenti, anche le piante prediligono piatti differenti.

La regola empirica e assolutamente generale dice che i macroelementi servono in base alla fase vegetativa che si vuole sviluppare.
  • Azoto: serve per la vera e propria crescita “verde” della pianta. Aiuta lo sviluppo di foglie e fusti. Non a caso concimi molto azotati vengono impiegati per far crescere tutta la verdura a foglia dalle insalate alle verze.
  • Fosforo: serve per la formazione del bocciolo e il mantenimento dei fiori. Solitamente viene impiegato per fortificare i fiori che porteranno i successivi frutti.
  • Potassio: in molti casi serve per ingrossare e ad aumentare la qualità organolettica dei frutti.

Funzione dei macroelementi

I microelementi, pur essendo assorbiti in quantità minore, sono molto importanti in quanto una loro diminuzione improvvisa può creare notevoli problemi alla sopravvivenza della pianta.
Basti sapere che al centro della molecola della clorofilla (quella da cui nasce il processo di fotosintesi) c'è un atomo di Magnesio. Uno dei microelementi è protagonista diretto della reazione più importante mai scoperta.
Una carenza di ferro in molti casi genera perdita di colore chiamata clorosi ferrica mentre nel caso di assenza di rame gemme e nuovi germogli possono avvizzire e seccare. Sono solo due esempi che indicano l'importanza di una dieta bilanciata.

Clorosi ferrica su fragola

Come si può garantire una buona concimazione rispettando la natura e il terreno evitando di impoverirlo?
Considerando che ogni specie ha la sua dieta, la cosa più intelligente da fare e quella di non coltivare per due volte di fila sullo stesso terreno la medesima specie. Tutta la tecnica di rotazione colturale si basa proprio su questo punto.
Il secondo aspetto da considerare è che un terreno è considerato fertile non solo perché contiene determinate quantità di elementi ma perché presenta una struttura conforme alla crescita rigogliosa. Per tale ragione è preferibile usare concimi organici che aumentano e migliorano la quantità di sostanza organica nel terreno. 

Concime organico derivato da scarti domestici

Stallatico, sovescio, pollina, humus, uova sbriciolate, foglie in decomposizione/lettiera, cenere sono solo alcuni dei materiali organici che si possono interrare nell'orto e che sono in grado di modificarne la struttura. Generalmente i concimi organici (che nel caso modifichino la struttura del terreno prendono il nome di ammendanti) sono ad azione più lenta rispetto ai concimi minerali o chimici ma proprio questa lentezza d'azione permette loro di restare nel terreno più a lungo interagendo in modo più delicato con la flora e fauna terricola.

Luogo di raccolta degli scarti per la creazione di humus

Quello che noi dobbiamo garantire è la salubrità del terreno in cui tutti gli elementi siano presenti in giusta misura e che siano distribuiti senza creare shock o eccessi pericolosi per tutti gli esseri viventi presenti in orto, in primi i nostri ortaggi.

La filosofia di una buona concimazione

martedì 23 giugno 2015

Non abbiamo tempo da perdere

Spesso si ha timore nel cominciare a coltivare i propri ortaggi non solo perché ci si sente principianti in un nuovo mondo ma, sempre più spesso, si ha paura di non avere tempo da dedicare. Le vite sempre più frenetiche non ci consentono di intraprendere le coltivazioni volute.

Ecco il perché di questo nuovo post.
È vero che coltivare richiede tempo? Quanto esattamente? È possibile conciliare orto, famiglia e lavoro?

Questo resoconto pratico è il risultato di annotazioni reali sulle tempistiche effettivamente avute nella creazione e cura di un vero orto, il mio.

Per avvicinarmi alla realtà di terraXchange, anche io ho deciso quest'anno di costruire un orto da zero esattamente come spesso capita ai nostri utenti i quali si trovano a piantare ortaggi là dove incuria e abbandono regnano sovrani.

Già qua bisogna fare dei distinguo. Costruire un orto è diverso rispetto a, per esempio, piantare un frutteto. Le ore di lavoro sono differenti.

Parliamo quindi di un orto nato dove prima c'era un “semplice” prato. Per cercare di uniformare i tempi prendiamo in considerazione il lavoro necessario per coltivare un metro quadro in modo che poi si semplice moltiplicarlo per tutta la superficie che vogliamo coltivare.

Prima pulizia: 10min a metro quadro.
La primissima cosa da fare è pulire il terreno e tagliare l'erba. Togliere eventuali rami caduti e tagliare e rastrellare l'erba alta è un lavoro necessario per capire la morfologia della superficie e cominciare a creare un po' d'ordine.

Pianificazione: 30sec a metro quadro.
Una volta pulito il terreno bisognerà pianificare come e dove zappare, quale forma avrà il nostro orto, dove saranno posizionate le aiuole, i camminamenti, l'eventuale impianto di irrigazione. Per far ciò si rende utile l'utilizzo di picchetti e spaghi per delimitare e disegnare i contorni.

Contorno delimitato

Lavorare il terreno: 15min a metro quadro.
Forse il lavoro più faticoso di tutti. In questa fase bisogna tirare via il cotico erboso e vangare il terreno. Se lo si fa a mano bisogna considerare che ogni 15min si fa una pausa di 1 o 2min. Zappare non è cosa semplice e bisogna prenderci la mano. Oltre a ciò la velocità dipende dalla tipologia di terreno che ci si trova ad affrontare. Se si fresa meccanicamente i tempi si dimezzano. In ogni caso, salvo non avere a disposizione un aratro, il cotico va tirato via a mano.
Se volete costruire un orto sopra i 50 metri quadri considerate l'eventualità di chiamare un trattorista per preparare il terreno almeno la prima volta.

Tolto il cotico e vangato la terra

Concimare: da 5 a 15min a metro quadro.
Una volta dissodato il terreno è buona norma dotarlo del nutrimento adeguato a sostenere la nuova coltivazione. Solitamente si usa letame a pellet, comodo e pratico, da distribuire sul terreno. Basta una leggera rastrellata per interrarlo.
Se però avete a disposizione del letame maturo di qualche allevatore in zona distribuitelo pure sul terreno ma, in questo caso, dovrete interrarlo zappando (seppur leggermente) nuovamente il terreno. I tempi cambiano in base a quello che decidere di fare.

Humus fai da te derivante dagli scarti domestici

Approntare l'irrigazione: 5min a metro quadro.
Se volete risparmiare tempo in futuro nella gestione dell'orto non potere fare a meno dell'irrigazione. L'impianto può essere completamente automatico (con centralina e sensore di pioggia) o manuale (semplicemente collegando la canna dell'acqua all'impianto quando c'è la necessità di irrigare). Un volta l'impianto d'irrigazione era una voce onerosa oggi non è più così. La spesa per un tubo gocciolante e raccordi al metro quadro è irrisorio e il materiale si può trovare in qualunque centro del fai da te oltre che nei consorzi agrari e negozi per giardinaggio.
Personalmente ho optato per un impianto manuale nel quale sono io che collego l'orto al rubinetto mediante canna dell'acqua. Se avete 20€ da spendere potete acquistare una centralina che apre e chiude l'acqua in totale autonomia. Ideale se siete fuori di casa tutto il giorno.

Attacco rapido per collegare l'irrigazione

Distribuire il pacciame: 10min a metro quadro.
Strappare erba spontanea è un lavoro immane, faticoso e che richiede pazienza e tempo. Le “erbacce” crescono velocemente in un orto concimato e irrigato. Se volete creare un orto che non dia da fare è obbligatorio coprire il terreno nudo con pacciame. Potete usare paglia, foglie, teli o addirittura lana di scarto. Nel mio orto ho usato un telo nero biodegradabile in amido di mais (MaterBi). Rende la gestione davvero facile e resiste per circa un anno prima di cominciare a decomporsi. Costa più o meno 0,50€ al metro lineare ed è largo 80cm. Il tempo di distribuzione del pacciame è più o meno simile per ogni tipologia di materiale usato.
Posso garantire che la spesa di soldi e tempo per acquistare e distribuire del pacciame è nulla rispetto a pulire ed eradicare ogni giorno le erbe spontanee che crescono tra gli ortaggi.

Telo tirato e fissato

Piantare o seminare le verdure: da 1 a 20min a metro quadro.
Uno dei lavori più gratificanti perché indica che siamo giunti a buon punto nella creazione del nostro orto. È anche uno di quei lavori che non è facile cronometrare in quanto le tempistiche dipendono se seminiamo o trapiantiamo piantine e da che tipologia di verdure stiamo impiantando.
In un metro quadro ci sta una zucca o venti cipolle. Capite che piantare un seme di zucca o trapiantare venti piantine di cipolle sono lavori differenti che richiedono tempistiche differenti.

Piantine da trapiantare

Ispezione, la potenza è nulla senza il controllo: 5min a metro quadro.
Questo è il primo vero lavoro di gestione dell'orto. Al contrario di quelli precedenti di creazione, questo si ripete nel tempo con cadenza quasi quotidiana. Nell'orto dobbiamo andarci spesso per controlla che tutto proceda come deve, che non vi siano problemi, che le nostre piante siano sane e vitali.
Per fa ciò non c'è metodo migliore che osservare con cura ogni pianta. Cinque minuti a metro quadro è una tempistica più che sufficiente per soffermarsi con cura su ogni centimetro del nostro orto.

Una delle visite in orto

Distribuzione prodotti: 2min a metro quadro.
Vi capiterà durante le vostre ispezioni di vedere qualcosa che non va. Insetti, funghi, carenze nutrizionali, ecc... è il momento di intervenire distribuendo ciò che serve. Il mio orto è assolutamente biologico. Nessuna schifezza deve poter inquinare ciò che produco e che porto in tavola ma, nonostante ciò, anche io distribuisco e spruzzo litri di sostanze nell'arco dell'anno. Dal macerato di ortiche contro gli afidi, al rame per protegge i pomodori dalla peronospora, alla pollina diluita per rinforzare le produzioni. Queste operazioni vi richiedono l'acquisto di uno spruzzatore e la preparazione e miscelazione delle sostanze necessarie.
Distribuzione macerato d'ortica

Il momento più bello, la raccolta: da 1 a 10min a metro quadro.
Questo è il momento più atteso di tutto il percorso orticolo. Ora si inizia a raccogliere il frutto delle nostre fatiche. Le tempistiche sono variabili in base a cosa si deve raccogliere. Anche questo è un lavoro di gestione in quanto saremo “costretti” a tornare in orto più e più volte. Gli ortaggi non maturano tutti insieme e molti producono in modo continuo per periodi più o meno lunghi. I cespi di insalata si raccolgono più velocemente rispetto ai fagiolini (che vanno cercati con pazienza sotto le fitte chiome).

Pomodori in maturazione

La morte delle piante e le loro estirpatura: da 0 a 5min a metro quadro.
A fine stagione quasi tutte le piante orticole sono alla fine del loro ciclo naturale e cominciano a morire. Strappare e buttare ciò che resta delle nostre coltivazioni è un lavoro che può richiedere anche una buona dose di sforzo nel caso di piante dalle forti radici ma, per esempio, nel caso dei ceppi d'insalata questo lavoro non esiste perché abbiamo già estirpato l'intera pianta nel momento della raccolta. Invito tutti a raccogliere gli scarti vegetali dell'orto creando una compostiera in modo da avere fresco terriccio da ridistribuire nuovamente in orto.

Questa è l'ultima mansione prima di progettare e ricostruire quello che diverrà l'orto per la nuova stagione. In un ciclo ininterrotto e diviso per fasi e lavorazioni sempre uguali ma resi differenti da un'infinita combinazione di fattori esterni.

Sintetizzando si può dire che il lavoro più grande è quello iniziale di preparazione dello spazio dove si consumano risorse (soldi e sudore) e che, una volta entrato in ciclo produttivo (da aprile a settembre/ottobre), l'orto (se fatto con testa) necessita mediamente di circa 2-4min a metro quadro ogni giorno.
Con 30 metri quadrati si possono avere già ottime produzioni (ne ho 20 e già mi trovo nella condizione di regalare ortaggi ad amici e conoscenti) e mantenere questa superficie può richiedere al massimo 2 ore al giorno nel periodo in cui bisogna raccogliere.
Un investimento di tempo più che accettabile specie se con tale investimento possiamo portare sulla tavola prodotti belli, buoni e sani.

martedì 16 giugno 2015

No spray!

Abbiamo più volte scritto a riguardo dell'utilità di coltivare un orto. Tanti colori, sapori e profumi genuini pronti da cogliere e portare in tavola.

Siamo sicuri sia realmente così?
Seguendo alcuni gruppi di discussione “orticola” mi sono accorto che troppo spesso ci sono orticoltori che vanno giù pesante con prodotti chimici di dubbia utilità e, soprattutto, di dubbia salubrità.
Ahimè ho notato che gli “anziani” (inteso come quelli che hanno un trascorso da orticoltori) sono i più propensi ad abbondare dando così un cattivo esempio ai nuovi appassionati.
Sono contro l'uso di tutti i prodotti di derivazione chimica ma tra quelli che più detesto ci sono sicuramente gli insetticidi. 
L'uso indiscriminato di questi veleni può portare a coltivare ortaggi che qualitativamente sono peggiori rispetto a quelli acquistati. Da questa considerazione sorge in me la domanda del perché uno debba faticare per poi avvelenare tutto con queste sostanze.
Farebbe prima ad andare al supermercato.


Usare questi prodotti non solo peggiora i nostri ortaggi ma è addirittura controproducente.
Gli insetticidi, nonostante sembrino molto selettivi (di solito scrivono “per afidi”, “per cocciniglie”, “per bruchi”, ecc...) in realtà non lo sono affatto.
Il rischio di un abuso di questi prodotti è distruggere ogni animale presente all'interno dell'orto compresi quelli alleati.
È un po' come se durante una battaglia una delle due fazioni decidesse di distruggere completamente il campo di battaglia uccidendo nemici e amici.
Si sgombera il campo e questo è un rischio enorme perché una volta vuoto noi non possiamo avere alcun controllo di chi occuperà questo spazio ora disponibile.

Un orto completamente vuoto da animali è un orto estremamente vulnerabile. Bastano pochi insetti dannosi su un campo in cui non ci sono antagonisti a protezione (bruciati dal nostro stesso insetticida) per scatenare un'infestazione.
Siamo costretti a riusare l'insetticida più e più volte con dosaggi sempre maggiori.

Ecco quello che può avvenire in un orto proprio in questo periodo. Gli afidi iniziano ad attaccare alcune piante. Dopo aver constatato ciò alcuni non esiterebbero a spruzzare su un qualche afidicida mentre invece è più saggio aspettare qualche giorno.


Quello a cui si assiste è una contro offensiva in piena regola. Entrano in gioco le coccinelle a diverse fasi di crescita (sia larve che adulte). Questi utili insetti possono mangiare afidi in continuo.
Si può rimpinguare l'esercito alleato cercando nuove larve in giro (amano camminare sui muri in zone calde) e trasferendole là dove serve.

Nonostante la resistenza delle formiche (che allevano e difendono gli afidi per mungere la melata zuccherina), le coccinelle procedono con ordine perlustrando avanti e indietro una pianta alla volta e mangiando gli afidi che incontrano lungo la strada.


L'offensiva delle coccinelle permette di mantenere sotto il numero critico la popolazione di afidi senza l'uso di alcun agente chimico.
Se, qualche giorno indietro, noi avessimo scelto di spruzzare indistintamente probabilmente gli afidi sarebbero morti tutti e subito ma oggi ci ritroveremmo a dover combattere una seconda infestazione senza alcun alleato pronto a difenderci.


venerdì 5 giugno 2015

Talee verdi: il segreto per avere nuove piantine gratis

Tra le prerogative di maggiore importanza del mondo vegetale c'è sicuramente quella di fare la fotosintesi cioè il processo per il quale esiste il prezioso ossigeno che respiriamo ma non si può dimenticare un'altra particolarità.
A differenza di noi animali, le piante sono in grado di repplicarsi all'infinito partendo anche solo da una porzione di pianta madre: è la talea.
Possiamo usare questa caratteristica per duplicare le piante che ci interessano a costi del tutto irrisori.

Esistono fondamentalmente due tipi di talee: quella legnosa e quella verde.

Trattiamo questo argomento che avevamo già accennato tempo fa proprio perché questo è il periodo di taleaggio verde cioè quella particolare talea che origina da germogli nuovi (dell'anno) non ancora lignificati.

Oggi prenderemo come esempio una pianta di mirtillo gigante americano. Mentre su rami di 2 e 3 anni sono in maturazione le bacche, noi preleveremo i giovani rami dell'anno stando attenti ad eseguire un taglio netto e pulito vicino alla gemma. Nel caso del mirtillo le gemme in questo periodo sono molto piccole ma trovarle è facile. Nelle piante alla base di ogni foglia c'è una gemma.

Prelievo dei germogli sani

Non raccogliete troppi rametti perché è meglio prelevarne pochi da preparare e impiantare velocemente in modo che non si disidratino. L'acqua è un aspetto importantissimo per le talee.

Il taglio deve essere sempre netto e pulito

Ora, con il nostro mazzetto di germogli prepariamoci con tutto ciò che serve. Sarebbe meglio già aver preparato vasetti (diametro da 6 a 8) pieni di terriccio ben bagnato ma non pressato.

Oltre a ciò è necessario un mastice cicatrizzante e un barattolo di ormone radicante. Entrambi i prodotti si trovano in qualunque consorzio agrario.

Si procede prendendo ogni germoglio e contando le gemme. Dalla base se ne lasciano 2 o 3 che andranno a formare le radici e altre 2 che formeranno i nuovi germogli. Le prime verranno private delle foglie annesse.
Se il germoglio iniziale è troppo lungo lo si cima e la parte rimanente può essere usato per una nuova talea se abbastanza lunga.

Germoglio intero

Talea pronta

Ora si immerge la base della nostra talea nella polvere radicante. Battetela leggermente per togliere la polvere in eccesso. Con l'aiuto di un piccolo bastoncino coprite il taglio superiore o altri tagli effettuati con il mastice. È molto importante che la talea non perda acqua e ogni taglio è un'apertura da sigillare.

Polvere radicante distribuita sulla base della talea

Fatto ciò infilate la talea nel terriccio sino a quando tutte le gemme che daranno radici saranno sotto la superficie.

È consigliabile porre 2 o 3 talee in ogni vaso in modo che se qualcuna non dovesse attecchire ci sono comunque le altre e il vaso non corre il rischio di rimanere vuoto.

Finito di riempire i vasetti è meglio porli in un luogo ombreggiato tenendoli umidi in modo che il sole diretto non rovini il nostro lavoro asciugando il terriccio e che le giovani talee abbiano tempo per riprendersi prima di affrontare nuovamente il pieno sole estivo.

Talee a dimora in luogo obreggiato e protetto

giovedì 21 maggio 2015

Biodiversità fa rima con ricchezza

Tra le parole più usate in ambito agricolo troviamo certamente “biodiversità”. Un termine sempre più spudoratamente usato perché impatta nel nostro inconscio come qualcosa di bello e utile anche se in fin dei conti molti non ne comprendono il significato.

Partiamo quindi ad analizzare il nome. Bio (da bios cioè “vita”, “forma vivente”) e Diversità (cioè tutto ciò che non è standardizzato).

In natura tutto ciò che è uguale, clonato, identico è estremamente debole. La stessa evoluzione ha creato (e continua a farlo) esseri viventi differenti. 
Non c'è vivente uguale all'altro neppure nella stessa specie e varietà.
Geneticamente parlando tutti gli esseri viventi sono differenti.

Il grande vantaggio di questa strategia di sviluppo è quello di creare individui tutti differenti e che quindi rispondono agli stimo ambientali in maniera differente. In conclusione essere biodiversi vuol dire sapersi adattare all'ambiente, resistere ad attacchi esterni, selezionare una nuova progenie. In una parola vuol dire evolversi.

Dopo aver toccato l'argomento (per dir la verità lo abbiamo leggermente sfiorato!) dal punto di vista macroscopico, torniamo con i piedi dentro l'orto.

Può anche un piccolo orto essere biodiverso?

Non solo può ma è auspicabile che lo sia sempre. Avere tante tipologie di ortaggi anche della stessa specie garantisce una maggior salubrità delle piante stesse, una capacità di adattamento maggiore e la conservabilità di una ricchezza genetica che altrimenti potrebbe andare perduta per sempre.


Secoli e millenni di selezione genetica umana ha reso possibile la creazione di migliaia di varietà differenti di frutta e verdura che talvolta differiscono da una valle all'altra, da una zona all'altra. Un patrimonio che sino agli inizi del 1900 era ancora ben radicato in Italia.
Purtroppo questa variabilità genetica non fu vista di buon occhio dagli operatori del settore agricolo e dal consumatore stesso il quale, con il passare di pochi decenni soltanto, divenne estremamente ignorante in materia e cominciò a pretendere dal mercato solo ed unicamente poche e conosciute varietà a scapito delle tante precedentemente piantate.
Un esempio su tutti è il caso delle mele. Nella sola piccola Italia, secondo alcune stime (sottostimate dal mio punto di vista) vi erano sino a prima delle Guerre Mondiali oltre 50 varietà di mela coltivata da nord a sud, isole comprese. Oggi la stragrande maggioranza di produzione delle mele si concentra solo in Trentino e qualcosa in alta Lombardia e si basa sulla coltivazione di 5 o 6 varietà al massimo cioè un decimo circa del patrimonio genetico inerente alla melicoltura. Gli altri 9/10 di patrimonio genetico è a rischio o, peggio, si è perso per sempre.
Questo perchè siamo sempre più propensi a riconoscere i frutti per l'aspetto estetico e non per le potenzialità intriseche (facciamo lo stesso con individui della nostra stessa specie). 
La mela, a seconda dei gusti, la scegliamo “gialla”, “verde” o “rossa” e l'industria ha quindi scelto 3 varietà produttive eliminando tutte le altre considerate inutili.


Lo stesso discorso vale per peperoni, pomodori, melanzane, patate, fagioli, piselli, cereali e chi più ne ha più ne metta.
Ci sono fagioli screziati e bronzati della Val Sesia che restano nelle mani di pochi e anziani produttori, peperoni tipici di alcune zone completamente dimenticati e solo ultimamente riqualificati (peperone di Voghera, di Carmagnola, di Senise, ecc...) ma che hanno rischiato di scomparire.
Si potrebbero riempire pagine di esempi e forse non basterebbe una vita ad elencare tutte le antiche varietà coltivate da nord a sud di questa nostra fantastica penisola.

Ogni luogo in Italia era ricordato per il paesaggio e per i prodotti alimentari tipici derivanti dalla straordinaria ricchezza di biodiversità.
Con il nostro piccolo orto domestico possiamo certamente fare molto al fine di salvaguardare queste varietà particolari e che meritano di essere protette. Basta infatti fare una breve ricerca in internet o tra i gruppi Facebook per trovare persone appassionate che scambiano (quasi sempre a gratis!), piantano e raccolgono semi di varietà tipiche, antiche e rare.

...e allora la domanda sorge spontanea...

Perché non decidere di piantare tante varietà biodiverse nel nostro piccolo o grande spazio?
Potremmo raccogliere ortaggi buoni da molti punti di vista.


lunedì 18 maggio 2015

I terribili 5!

Siamo a metà maggio e le verdure crescono rigogliose negli orti. In questo periodo si vedono crescere da un giorno con l'altro in una frenetica corsa verso il nostro piatto.

Nonostante ciò non sempre tutto fila per il verso giusto e “nemici” naturali sono in agguato.

Ho deciso di raccogliere i 5 antagonisti più comuni degli orti in modo semplice e puntuale in modo che ognuno di noi sia in grado di riconoscere sintomi, cause e possibili soluzioni.

Gli afidi:

A questi insetti abbiamo dedicato un post poco tempo fa in cui si descrivevano, si elencavano i sintomi e si ponevano possibili soluzioni sempre nel rispetto ambientale in ottica “bio”. Se ve lo siete perso potete ritrovarlo qua: Afidi, questi comuni sconosciuti.

Adulto di afide verde

I maggiolini:

Adulto di maggiolino

Larva di maggiolino

Comunissimi insetti coleotteri di colore arancione/rame molto ben riconoscibili. Gli adulti si involano a giugno (nonostante il nome “maggiolino”). Gli adulti che vediamo svolazzare nei campi e prati in realtà non sono così dannosi come le larve.
Molto ben riconoscibili di color bianco crema con capo di color arancione vivo e corpo tozzo.
Amano le radici a fittone tipiche delle insalate. Le rosicchiano sino al colletto.
Il risultato è quello di vedere piantine appena trapiantate morire di colpo (in poche ore!).
Ci si accorge del danno quando è troppo tardi.
Non usando metodi chimici le uniche due soluzioni sono di carattere preventivo.
La prima è usare un telo pacciamante per impedire all'adulto di deporre le uova. In questo modo l'anno successivo avremo meno larve nel terreno.
La seconda è quella di controllare durante la vangatura se vi sono nel terreno le larve.

Danno da larva di maggiolino su cipolla

La peronospora:


Mentre i primi due nemici sono insetti questa è una malattia fungina piuttosto pericolosa e infettiva. Le peronospore in realtà sono tante e ognuna adattata a una o poche specie vegetali. Attaccano tipicamente le solanacee (pomodori e patate in primis).
La possibile cura, anche in questo caso, è preventiva. Una volta penetrato all'interno, il fungo è inattaccabile.
Si può usare del verderame o della poltiglia bordolese in copertura. Questi prodotti sono utilizzabili anche in agricoltura biologica. Solitamente si presentano in polvere da miscelare in acqua e poi spruzzare sulle piante. Il trattamento va effettuato quando le temperature medie giornaliere sono superiori ai 13°C prima della fioritura e poi ripetuto ogni qual volta vi siano temporali o piogge violente capaci di dilavare il prodotto.

Sintomi su foglia di pomodoro

L'oidio:

Anche l'oidio è un fungo e si mostra in tutto il suo “spendore” con una tipica muffa bianca polverosa sui lembi fogliari. Anche di oidi ce ne sono molti e sono specializzati su più piante. Dalle zucche e zucchine ai pomodori alle melanzane.
L'oidio si combatte come la peronospora in prevenzione spruzzando zolfo bagnabile (anche questo ammesso in agricoltura biologica).
Sia l'oidio che la peronospora (essendo funghi) amano il clima caldo e umido. Se si verificano queste condizioni il nostro orto è a rischio.
Per tale ragione non bisogna mai bagnare le foglie dei nostri ortaggi ma dare l'acqua alla base onde evitare di creare il clima ideale proprio sulla foglia scatenando quindi l'infezione.

Oidio su melone

Le lumache e le limacce:

Le limacce hanno colori che variano dall'arancione al marrone/grigio

Questi molluschi terrestri li conosciamo tutti. La differenza tra lumache (chiocciole) e le limacce è lampante: le prime hanno il guscio, le seconde no; entrambe sono grandi divoratrici di vegetali.
Triturano grandi superfici fogliari in breve tempo tramite la particolare bocca dotata di radula, un organo simile ad una lingua dentata capace di grattare e strappare parti di foglie.

Questi molluschi sono in grado di sentire ciò che a loro piace, come le tenere foglie di insalata o delle piantine di zucca e zucchine da molto distante e muovendosi (tipicamente di notte o in presenza di molta umidità come dopo la pioggia) lentamente ma inesorabilmente arrivano nel nostro orto in massa.
Si possono combattere in diversi modi tra cui l'allontanamento fisico prendendole e gettandole il più lontano possibile (sconsiglio di lanciarle dentro l'orto del vicino nemico onde evitare guerre!).
È possibile riempire dei bicchieri di birra e interrarli sino all'orlo: le lumache ci finiranno dentro morendo. Sarà quindi necessario cambiare birra e bicchieri ogni volta che saranno pieni.
Altri due metodi utilizzati e che necessitano di essere elencati sono l'utilizzo di cenere e di gusci di mollusco (vongole o cosse) sbriciolati.
Nel primo caso la cenere risulta essere una sostanza caustica e repellente per le lumache (ma modifica anche il pH del terreno!) bene quindi non esagerare e limitarsi a circondare semplicemente l'orto.
I gusci sminuzzati invece impediscono l'accesso alle lumache poiché questo materiale è piuttosto duro, appuntito e tagliente. Data la quantità necessaria risulta essere un metodo da usare su piccole superfici o singole piante.

Danno da lumache su foglia di coste

Questi sono i 5 nemici più comuni dell'orto, quelli che troviamo in quasi tutti i giardini sparsi in tutt'Italia ma oltre a questi ve ne è un altro che non possiamo combattere e controllare in alcun modo: il tempo atmosferico.
Temporali, bufere, grandine, gelate tardive. Quando il tempo ci si mette sa essere molto crudele.
In ogni caso è sempre meglio prenderla con filosofia. Il tempo dà, il tempo prende. È così ed è bene farci l'abitudine prima di iniziare a zappare.

giovedì 30 aprile 2015

Afidi: questi comuni sconosciuti.

Penso che chiunque abbia mai avuto una pianta o abbia a che fare con giardinaggio e orticoltura abbia almeno una volta incontrato questi sgraditi insetti.
Chiamati comunemente “pidocchi” delle piante non hanno nulla a che vedere con i pidocchi o pulci che infestano gli animali.
Più di una volta, specialmente in questo periodo dell'anno, sui social network e nei forum specializzati si leggono post che mettono in risalto molte lacune nei riguardi di questi piccolissimi animali parassiti.

Afide adulta

Ho raccolto alcuni quesiti frequenti e ho deciso di farci un post da pubblicare qui nel blog perché anche negli orti e frutteti questi sgraditi ospiti possono essere un reale e comune problema.

Cominciamo quindi con ordine con le domande e i dubbi più frequenti.

Quando compaiono e perché?
Gli afidi non sopportano il freddo. Non sono dotati di epidermide spessa (anzi alcuni sono quasi trasparenti). In inverno, nelle zone più fresche scompaiono ma attenzione, al contrario degli adulti, le uova fecondate sono dotate di spessa e resistente parete. La femmina depone queste uova destinate a passare l'inverno incollandole alle gemme, alla base delle foglie o in altri luoghi protetti e “strategici” per la nuova generazione.

Qual'è il periodo in cui parte l'infestazione? Ci sono fattori scatenanti?
Il periodo designato è la primavera ma non bastano temperature miti a far esplodere l'infestazione, ci sono alcuni fattori scatenanti tra cui:
  • umidità: è fondamentale che sia piuttosto elevata, che vi siano state precipitazioni e che vi sia un clima mite e umido costante
  • presenza di germogli: se la temperatura, in caso di anticipo di primavera, è già mite ma le piante non hanno ancora germogliato le uova non si schiudono. Alcuni ricercatori hanno dimostrato la relazione tra schiusa gemme e schiusa uova
  • presenza piante “target”: di afidi ce ne sono di svariate specie ognuna specializzata per attaccare la propria pianta ospite. È necessario che questa pianta sia presente, numerosa e concentrata per innescare l'infestazione.

Come fanno ad infestare così velocemente? Sino all'altro giorno non ce ne era neppure uno!
La colonizzazione della pianta da sfruttare è tra le caratteristiche più stupefacenti di questo piccolo insetto specie se si considera che di uova feconde che hanno passato l'inverno ce ne sono relativamente poche eppure, dalla comparsa del primo individuo, bastano pochi giorni per riempire una pianta. Ciò è possibile tramite una strategia riproduttiva incredibile: la partenogenesi.
In pratica da un uovo fecondato può evolversi una femmina completa e alata. Questo esemplare è in grado di generare senza fecondazione tanti altri individui geneticamente incompleti atteri (senza ali) ma capaci di nutrirsi di linfa. Da un individuo possono generarsi decine o centinaia di altri individui con una diffusione esponenziale.
L'afide femmina può quindi riprodursi non solo senza bisogno del maschio ma riesce a generare altri individui già formati e attivi pronti a pungere la pianta.

Afide con prole.

È vero che le coccinelle sono utili a contrastare gli afidi?
Sì, è vero.
Ciò che comunemente non si sa è che non solo la classica coccinella rossa a punti neri (coccinella comune) è grande cacciatrice di afidi ma quasi tutta la sua famiglia.
Altra informazione utile da sapere è che rispetto alla forma adulta, la larva di coccinella ne mangia in quantità maggiore quindi fate attenzione a non ucciderle scambiandole per larve dannose!

Adulto di coccinella in predazione.
Formica difende gli afidi da larva di coccinellidae in caccia.

E' vero che anche le formiche si cibano di afidi?
Assolutamente no se non in casi particolari. Al contrario le formiche “allevano” gli afidi perché sono in grado di mungerli. Gli afidi si nutrono passivamente. Pungono la pianta arrivando con il loro apparato boccale a forma di ago sino alle vie linfatiche. La linfa zuccherina all'interno dei vasi è in pressione per cui all'afide non serve altro che praticare il foro. La linfa che riesce a prelevare è talmente tanta che l'afide non riesce a digerirla tutta e una grande quantità viene esplulsa indigerita. È quella parte che viene definita “melata”.
È proprio questa sostanza concentrata, zuccherina e appiccicosa che le formiche vogliono.
Il rapporto formica/afide meriterebbe uno scritto a sé ma basti sapere che le formiche sono così evolute che possono spostare gli afidi su un altro germoglio, possono riparare il loro gregge all'interno del formicaio, difendono gli afidi da attacchi dei predatori (per esempio dalle coccinelle), possono foraggiarle in periodi magri raccogliendo foglie e germogli freschi.
Esattamente come fa un allevatore con le proprie bestie.

Formica che "munge" un afide.

Come possiamo combatterli in modo naturale?
Se l'infestazione è minima, localizzata ed è attaccata una singola pianta si può pulire la parte infestata con uno straccio o spazzolandola. Quest'azione meccanica schiaccia e allontana gli individui.

Se l'infestazione è diffusa ed evidente si può provare con la chimica naturale. Gli afidi hanno un'epidermide sottile e sono soggetti a numerose molecole urticanti/tossiche. Si può quindi allontanare la colonia con un macerato acquoso molto facile ed economico.
 
Basta prendere acqua fredda in cui far macerare aglio, peperoncino, ortica, artemisia volgare.
Questo è un cocktail micidiale per gli afidi. L'urticante di peperoncino e ortica si miscelano al repellente dell'artemisia. Il macerato va filtrato e spruzzato entro pochi giorni perché deperisce.
Il rapporto acqua ingredienti è il seguente:
  • 1 l di acqua
  • 2 spicchi d'aglio
  • un cucchiaino di peperoncino in polvere
  • un mazzetto di ortiche e uno di artemisia fresco e sminuzzato

Comodo, veloce, ecologico e soprattutto economico. Provare per credere.

Macerato pronto per essere spruzzato in orto.

lunedì 27 aprile 2015

Da prato a orto (parte 2)

Ci siamo!
Eccoci arrivati alla seconda puntata della trasformazione di un prato in orto. Per chi si fosse perso il primo capitolo, lo trovate cliccando QUA.

Ci eravamo lasciati con uno spazio pronto per essere coltivato. Un rettangolo di 9m x 2m che da semplice prato è divenuto spazio piantabile.

Lo spazio pronto per essere coltivato

Ora è il momento di fare sul serio.

In questa fase è fondamentale una mente progettuale. Bisogna cominciare a ipotizzare cosa si vuol piantare, in che ordine, con che tecnica, con quali finalità.
Nel mio caso ho alcune necessità imprescindibili:
  • l'orto deve essere biologico
  • deve occuparmi poco tempo
  • non deve impoverire il terreno
  • deve essere vario
Il vivaio delle "nuove leve"

Cominciamo con il primo punto.
Tra le principali motivazioni che spingono alla creazione di un orto è il poter produrre buon cibo. Non possiamo quindi inquinarlo con prodotti chimici (concimi o peggio ancora insetticidi e pesticidi di varia natura).
Il mio orto dovrà essere il meno impattante e il più salubre e naturale possibile. Unici prodotti acquistati e utilizzabili saranno: stallatico (meglio al naturale), verderame e zolfo unicamente se strettamente necessari.

Purtroppo l'orto gestito in maniera tradizionale richiede tempo che non ho. 
Molto spesso la necessità di questo elemento è uno dei pretesti per rinunciare a coltivare. Una persona che lavora tutto il giorno non può avere tempo da dedicare a questa attività. È vero, se c'è la passione il tempo si trova ma spesso si arriva a casa stanchi dopo una giornata di lavoro e intense attività quotidiane.
Lo stesso vale per me. 

Il mio orto dovrà in qualche modo autogestirsi da solo.

A questo punto vale la pena soffermarsi sulle due attività che più rubano tempo: il controllo delle erbe infestanti e l'irrigazione. Il terreno smosso e pulito tipico di un orto è il paradiso per le erbe spontanee che crescono nettamente più veloci dei nostri poveri ortaggi.
Oltre a ciò l'orto ha bisogno di sole per fornirci di sane e buone verdure ma, necessariamente, sole è sinonimo di aridità che contrastiamo con l'acqua. In estate, ogni giorno, siamo costretti ad innaffiare le nostre piante (salvo pioggia).
Ecco che io ho risolto il tutto in questo modo: impianto di irrigazione a goccia e telo pacciamante biodegradabile.
L'impianto è molto semplice da installare e il tubo costa davvero poco. Termina con un attacco rapido in modo da agganciare velocemente la canna dell'acqua.
I vantaggi sono principalmente tre:
  • una volta aperta l'acqua noi possiamo fare altro o riposarci
  • il consumo di acqua è nettamente inferiore e la quantità d'acqua è ottimizzata poiché se ne perde di meno per evaporazione
  • questo metodo di irrigazione è qualitativamente migliore poiché l'acqua finisce in profondità subito disponibile per le radici e non bagna le foglie rendendo più difficili gli attacchi fungini
L'attacco rapido dell'irrigazione

Discorso a sé va fatto per il telo pacciamante.
Per contrastare lo sviluppo di erbe non desiderate le soluzioni sono tre:
  • erbicida (neanche da prendere in considerazione)
  • estirpatura a mano (troppo tempo e fatica)
  • pacciamatura
Quest'ultima tecnica s'addice ad un orto che deve essere “bio” ma non deve rubare tempo.
Per pacciamare si possono usare coperture mobili o fisse, naturali o artificiali.
Inizialmente ho valutato di prendere della paglia ma poi un amico orticoltore mi ha mostrato la sua tecnica di pacciamatura bio con teli totalmente biodegradabili e compostabili composti da amido di mais.

La guardiana dell'orto

Sicuramente più brutti esteticamente ma ben più gestibili rispetto alla paglia. Garantiti per durare per tutta la stagione estiva.

Questi teli impediscono la crescita dell'erba e garantiscono un ottimo microclima a livello radicale. La terra resta calda e umida a lungo.

Alcuni dicono che questi teli non vanno bene per chi parte da seme anche se ho provato in prima persona a seminare fagiolini con ottimi risultati già visibili.

I fagiolini seminati stanno spuntando copiosi

Fragole sotto telo