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martedì 14 luglio 2015

La dieta vegetale

I vegetali sono esseri viventi autotrofi e, per definizione, sono in grado di auto-costruirsi il proprio cibo. Basta acqua e anidride carbonica per produrre il loro alimento favorito: il glucosio.

6H2O + 6CO2 = C6H12O6 + 6O2


Questa è la reazione chimica più famosa al mondo, quella della fotosintesi clorofilliana, che avviene ogni giorno in ogni foglia (o parte verde) di ogni singola pianta presente sulla Terra. La reazione che è in grado, grazie all'energia luminosa del Sole, di dare alla pianta glucosio e a tutti gli altri organismi eterotrofi (noi in primis) prezioso ossigeno.

Se ciò fosse realmente vero e se bastassero solo acqua e anidride carbonica per far vivere bene una pianta allora perché esistono interi manuali su come gestire la fertilità del terreno, come concimare e con quali elementi?
Perché concimiamo il nostro orto?

La risposta è semplice. Le piante hanno bisogno di una serie di elementi che devono necessariamente prelevare dal terreno. Il glucosio della fotosintesi fornisce l'energia necessaria per vivere ma i mattoncini per costruire tutte le strutture della pianta derivano dall'assorbimento di svariati elementi presenti nel terreno.

Tutta la galassia di elementi nutritivi necessari alle piante è divisa in due grandi blocchi: i macroelementi e i microelementi.
Spesso (erroneamente) si è portati a pensare che i macroelementi siano quelli più importanti a, in realtà, il nome deriva dal fatto che sono gli elementi che la pianta usa in quantità maggiore. Azoto (N), Fosforo (P) e Potassio (K) sono i tre macroelementi principali.
Tutti (o quasi tutti) i concimi che possiamo vedere in vendita contengono questi tre elementi in quantità e rapporti differenti in base ai bisogni.
I microelementi sono sali, minerali, ossidi di elementi che sono comunque fondamentali ma che la pianta assorbe in quantità minore. Calcio (Ca), Ferro (Fe), Magnesio (Mg), Rame (Cu), ecc... sono solo alcuni esempi.

Esempio di etichetta di un concime

La domanda resta comunque la medesima. Cosa mangiano le piante? Hanno “gusti” particolari?
Le piante divorano una gran varietà di elementi differenti in base alla fase di crescita nella quale si trovano e in base alla specie alla quale appartengono.
Esattamente come noi tutti abbiamo gusti e diete differenti, anche le piante prediligono piatti differenti.

La regola empirica e assolutamente generale dice che i macroelementi servono in base alla fase vegetativa che si vuole sviluppare.
  • Azoto: serve per la vera e propria crescita “verde” della pianta. Aiuta lo sviluppo di foglie e fusti. Non a caso concimi molto azotati vengono impiegati per far crescere tutta la verdura a foglia dalle insalate alle verze.
  • Fosforo: serve per la formazione del bocciolo e il mantenimento dei fiori. Solitamente viene impiegato per fortificare i fiori che porteranno i successivi frutti.
  • Potassio: in molti casi serve per ingrossare e ad aumentare la qualità organolettica dei frutti.

Funzione dei macroelementi

I microelementi, pur essendo assorbiti in quantità minore, sono molto importanti in quanto una loro diminuzione improvvisa può creare notevoli problemi alla sopravvivenza della pianta.
Basti sapere che al centro della molecola della clorofilla (quella da cui nasce il processo di fotosintesi) c'è un atomo di Magnesio. Uno dei microelementi è protagonista diretto della reazione più importante mai scoperta.
Una carenza di ferro in molti casi genera perdita di colore chiamata clorosi ferrica mentre nel caso di assenza di rame gemme e nuovi germogli possono avvizzire e seccare. Sono solo due esempi che indicano l'importanza di una dieta bilanciata.

Clorosi ferrica su fragola

Come si può garantire una buona concimazione rispettando la natura e il terreno evitando di impoverirlo?
Considerando che ogni specie ha la sua dieta, la cosa più intelligente da fare e quella di non coltivare per due volte di fila sullo stesso terreno la medesima specie. Tutta la tecnica di rotazione colturale si basa proprio su questo punto.
Il secondo aspetto da considerare è che un terreno è considerato fertile non solo perché contiene determinate quantità di elementi ma perché presenta una struttura conforme alla crescita rigogliosa. Per tale ragione è preferibile usare concimi organici che aumentano e migliorano la quantità di sostanza organica nel terreno. 

Concime organico derivato da scarti domestici

Stallatico, sovescio, pollina, humus, uova sbriciolate, foglie in decomposizione/lettiera, cenere sono solo alcuni dei materiali organici che si possono interrare nell'orto e che sono in grado di modificarne la struttura. Generalmente i concimi organici (che nel caso modifichino la struttura del terreno prendono il nome di ammendanti) sono ad azione più lenta rispetto ai concimi minerali o chimici ma proprio questa lentezza d'azione permette loro di restare nel terreno più a lungo interagendo in modo più delicato con la flora e fauna terricola.

Luogo di raccolta degli scarti per la creazione di humus

Quello che noi dobbiamo garantire è la salubrità del terreno in cui tutti gli elementi siano presenti in giusta misura e che siano distribuiti senza creare shock o eccessi pericolosi per tutti gli esseri viventi presenti in orto, in primi i nostri ortaggi.

La filosofia di una buona concimazione

mercoledì 1 aprile 2015

Da prato a orto (parte 1)

Oggi vi parlo di come creare un orto partendo da un prato stabile e ben radicato nel terreno.
Il prato in questione è quello di casa e l'esperienza che porto è quella che ho potuto sperimentare sul campo.
L'orto che ho in mente deve essere assolutamente biologico basato sulla rotazione delle colture, lavorato a mano ma allo stesso tempo che richieda il minor sforzo possibile per quanto riguarda la gestione e il controllo.

Anzitutto comincio parlando dell'investimento necessario per realizzare un orto con le proprie mani. Dal punto di vista economico, conti alla mano, ho speso meno di 200€ tutto compreso divisi tra gli acquisti che ho deciso di fare ma che, per certi versi, potrebbero essere valutati come superflui (solo il cordolo in cemento è costato circa 80€ e il tubo d'irrigazione non ancora montato da 30€).

Possiamo quindi affermare senza problemi che coltivare un orto da zero trasformando un prato non è pratica onerosa in termine di denari da spendere.
Altro discorso bisogna fare per quanto riguarda il lavoro. Nulla di così complicato ma certo necessità di tempo e fatica specie nei momenti iniziali.

Il periodo migliore per iniziare senza aver necessità di correre è sicuramente l'autunno.

Estirpare il vecchio cotico erboso (specie se di graminacee tenaci) non è cosa facile ma con un po' di pazienza, una fissella, una zappa e olio di gomito si può riuscire (anche a più riprese) a fare molto lavoro. Il mio orto è lungo 9m, largo 2m per un totale di 18mq lavorati con l'ausilio di una sola zappa in un'oretta circa.
In un paio d'ore si riesce a passare anche il rastrello e a pulire dalle zolle così staccate.
Consiglio di non lavorare troppo profondamente. Zappate solo il cotico lasciando il suolo intatto in questo modo non lo danneggerete e non farete troppa fatica.



Il lavoro più complesso è stato certamente la posa del cordolo in cemento. Sono moduli da un metro lineare. Oltre al peso da sollevare e spostare che richiede un po' di forza, è necessario armarsi di una dose massiccia di pazienza per la posa.
Tirare in linea e in bolla questi moduli non è facile! Ora capisco la difficoltà che incontrano i muratori quando devono tirare in bolla tutte le loro costruzioni. Ci vuole pratica, mano e occhio.

Questo è un lavoro che ho svolto con l'aiuto di più mani (impensabile farlo da soli) a tappe di qualche ora per 4 giorni. Meglio fare poco alla volta per evitare che la stanchezza prenda il sopravvento sulla pazienza necessaria. Come dicevo precedentemente non è comunque un lavoro fondamentale.


Finito questo lavoro io ho ricoperto il terreno nudo con abbondante terriccio auto-prodotto e derivante dagli scarti umidi di casa e dallo sfalcio dell'erba di due anni recuperando solo lo strato maturo e già ben decomposto.
Questo strato, ricco in lombrichi, è l'ideale per fare da fondo in quanto trattiene bene l'umidità ma al tempo stesso non crea ristagno. Inutile ricordare che essendo composto da materiale organico semi-decomposto è anche un ottimo ammendante.



È meglio lasciare questo strato all'aria aperta per farlo asciugare e assestare per bene. Ho lasciato a riposo l'orto per tutto l'inverno in modo che questo strato organico fosse soggetto a pioggia e neve.

Lo strato di ricco humus non è comunque il letto ideale per semi e piantine poiché risulta essere troppo grossolano per questo è necessario ricoprire con terra di coltura mista a terriccio fine. Questa è un'altra spesa (a meno che non abbiate a disposizione della terra setacciata) che si rende indispensabile. Nel mio caso ho fatto portare un metro cubo di terra per un peso di circa 1200kg.
In un'ora e mezza era stesa e rastrellata tutta per esser livellata.
Prendetevi tutto il tempo per fare questo lavoro poiché bisogna evitare avvallamenti o dossi poiché quando si bagnerà l'orto non dovranno formarsi pozze e ristagni.


Ora ci siamo. Abbiamo la base su cui poter piantare.
Già a questo livello possiamo considerare finito il nostro lavoro ma, nel mio caso, ho deciso di usare un telo pacciamante biodegradabile, un impianto di irrigazione e un camminamento interno.

Farò vedere come usare questi materiali in un futuro post perché anche in questo caso vi sono dei “trucchi” e degli errori da evitare.

venerdì 16 gennaio 2015

Non siate precisi!

Oggi vi parlerò di un aspetto che quasi mai viene preso in considerazione in quanto di difficile osservazione e riguarda, ancora una volta, il terreno.
Dato che ci stiamo avvicinando al periodo nel quale andrà preparato il terreno per il nostro orto, mi pareva giusto introdurre il concetto di "struttura" del terreno.
Spesso si confonde la struttura con la tessitura. Quando parliamo di terreno sabbioso, argilloso, limoso, grossolano, ricco in sassi o franco stiamo classificando il terreno secondo la propria tessitura.
Se non pretendiamo avere dei dati precisi, è un'analisi che possiamo fare noi semplicemente osservando il terreno. Basta un occhio attento anche poco esperto per capire se un terreno e sassoso, sabbioso o argilloso.

Più difficile è capire la struttura.
Per struttura si intende la conformazione spaziale del terreno e come i 4 principali elementi (sabbia, argilla, limo e sostanza organica) si mescolano e si aggregano tra loro.
Questi aggregati sono molto importanti poiché determinano la capacità di trattenere l'acqua libera (disponibile per le radici) e creare una corretta spugnosità utile per avere buon bilanciamento acqua/aria nel terreno.

esempio tipico di "struttura"

Non voglio certo entrare nello specifico ma svelare uno dei trucchi meno noti per far crescere piante rigogliose e sane: quello di non essere precisi nel preparare il letto si semina.

Vedo molto spesso che si tende a zappare e a livellare con estrema precisione il terreno. A volte si è troppo impegnati a rastrellare con vigoria la superficie rompendo tutti gli aggregati e rendendo il terreno liscio e uniforme.
Si pensa che un terreno così preparato sia più soffice e maggiormente adatto. In effetti un terreno arato e fresato finemente appaga l'occhio ma non è ciò che richiedono le giovani piante.

Terreno con ottima struttura. Il colore indica che è ricco in humus.

In realtà un terreno preparato così è soggetto a forte compattamento dopo la prima pioggia o irrigazione. Potrebbe crearsi una crosta superficiale che impedisce lo scambio di acqua e aria tra l'atmosfera e il suolo.
Al contrario, se ci troviamo davanti ad un terreno troppo sciolto e non facciamo nulla per migliorarlo, avremo un suolo che perde troppa acqua e non da un supporto fisico adeguato alla pianta.

lavorazione delicata: lascia tanti aggregati nel terreno
Tirare in piano un terreno è certamente utile per evitare dilavamenti e ristagni d'acqua ma non bisognerebbe esagerare. 
Il terreno ideale resta quello che presenta aggregati.

Per correggere un terreno e portarlo ad un livello aggregativo ideale ci sono 2 strade:
- per creare più aggregati (terreno sabbioso troppo sciolto) usate sostanze organiche come letame, humus, terriccio di risulta del compostaggio. Si può usare anche la cenere di legna consapevoli che questa modifica il pH alzandolo.
- per sciogliere un terreno troppo aggregato e compatto (terreno argilloso o limoso) potere usare sabbia miscelandola con la zappa. Non usate trucioli, segatura o paglia poiché renderebbe sì il terreno più soffice ma creerebbe uno scompenso nel rapporto carbonio/azoto che è implicato nella capacità biodegradabile del terreno stesso. Questi materiali vegetali potrebbero non essere degradati o causare fermentazioni non controllabili capaci di innalzare le temperature a livello di giovani e delicate radici.

Letame maturo pronto per essere interrato