Visualizzazione post con etichetta vegetale. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta vegetale. Mostra tutti i post

mercoledì 1 aprile 2015

Da prato a orto (parte 1)

Oggi vi parlo di come creare un orto partendo da un prato stabile e ben radicato nel terreno.
Il prato in questione è quello di casa e l'esperienza che porto è quella che ho potuto sperimentare sul campo.
L'orto che ho in mente deve essere assolutamente biologico basato sulla rotazione delle colture, lavorato a mano ma allo stesso tempo che richieda il minor sforzo possibile per quanto riguarda la gestione e il controllo.

Anzitutto comincio parlando dell'investimento necessario per realizzare un orto con le proprie mani. Dal punto di vista economico, conti alla mano, ho speso meno di 200€ tutto compreso divisi tra gli acquisti che ho deciso di fare ma che, per certi versi, potrebbero essere valutati come superflui (solo il cordolo in cemento è costato circa 80€ e il tubo d'irrigazione non ancora montato da 30€).

Possiamo quindi affermare senza problemi che coltivare un orto da zero trasformando un prato non è pratica onerosa in termine di denari da spendere.
Altro discorso bisogna fare per quanto riguarda il lavoro. Nulla di così complicato ma certo necessità di tempo e fatica specie nei momenti iniziali.

Il periodo migliore per iniziare senza aver necessità di correre è sicuramente l'autunno.

Estirpare il vecchio cotico erboso (specie se di graminacee tenaci) non è cosa facile ma con un po' di pazienza, una fissella, una zappa e olio di gomito si può riuscire (anche a più riprese) a fare molto lavoro. Il mio orto è lungo 9m, largo 2m per un totale di 18mq lavorati con l'ausilio di una sola zappa in un'oretta circa.
In un paio d'ore si riesce a passare anche il rastrello e a pulire dalle zolle così staccate.
Consiglio di non lavorare troppo profondamente. Zappate solo il cotico lasciando il suolo intatto in questo modo non lo danneggerete e non farete troppa fatica.



Il lavoro più complesso è stato certamente la posa del cordolo in cemento. Sono moduli da un metro lineare. Oltre al peso da sollevare e spostare che richiede un po' di forza, è necessario armarsi di una dose massiccia di pazienza per la posa.
Tirare in linea e in bolla questi moduli non è facile! Ora capisco la difficoltà che incontrano i muratori quando devono tirare in bolla tutte le loro costruzioni. Ci vuole pratica, mano e occhio.

Questo è un lavoro che ho svolto con l'aiuto di più mani (impensabile farlo da soli) a tappe di qualche ora per 4 giorni. Meglio fare poco alla volta per evitare che la stanchezza prenda il sopravvento sulla pazienza necessaria. Come dicevo precedentemente non è comunque un lavoro fondamentale.


Finito questo lavoro io ho ricoperto il terreno nudo con abbondante terriccio auto-prodotto e derivante dagli scarti umidi di casa e dallo sfalcio dell'erba di due anni recuperando solo lo strato maturo e già ben decomposto.
Questo strato, ricco in lombrichi, è l'ideale per fare da fondo in quanto trattiene bene l'umidità ma al tempo stesso non crea ristagno. Inutile ricordare che essendo composto da materiale organico semi-decomposto è anche un ottimo ammendante.



È meglio lasciare questo strato all'aria aperta per farlo asciugare e assestare per bene. Ho lasciato a riposo l'orto per tutto l'inverno in modo che questo strato organico fosse soggetto a pioggia e neve.

Lo strato di ricco humus non è comunque il letto ideale per semi e piantine poiché risulta essere troppo grossolano per questo è necessario ricoprire con terra di coltura mista a terriccio fine. Questa è un'altra spesa (a meno che non abbiate a disposizione della terra setacciata) che si rende indispensabile. Nel mio caso ho fatto portare un metro cubo di terra per un peso di circa 1200kg.
In un'ora e mezza era stesa e rastrellata tutta per esser livellata.
Prendetevi tutto il tempo per fare questo lavoro poiché bisogna evitare avvallamenti o dossi poiché quando si bagnerà l'orto non dovranno formarsi pozze e ristagni.


Ora ci siamo. Abbiamo la base su cui poter piantare.
Già a questo livello possiamo considerare finito il nostro lavoro ma, nel mio caso, ho deciso di usare un telo pacciamante biodegradabile, un impianto di irrigazione e un camminamento interno.

Farò vedere come usare questi materiali in un futuro post perché anche in questo caso vi sono dei “trucchi” e degli errori da evitare.

martedì 17 marzo 2015

La complessità del fusto

Le piante sono esseri viventi e come tali possiedono la medesima organizzazione cellulare di ogni altro vivente.  
Cellule che si uniscono in tessuti che si uniscono in organi e apparati che, insieme, formano l'individuo o organismo.

Anche le piante dunque sono composte da cellule vegetali (differenti da quelle animali) di differenti tipologie che si uniscono a dare un tessuto che insieme formano un organo.

Oggi vi parliamo del fusto della pianta. In gergo si definisce “tronco” solo quando è stato “troncato” ad una certa altezza spingendo la formazione di rami laterali. In ogni caso questi sono solo tecnicismi inutili.

Albero da frutta troncato per dare una forma d'allevamento consona.
Fusti di abete bianco.

Il fusto è quello che i botanici più filosofici definiscono il collegamento tra cielo e terra ed è una definizione che può comunque essere utilizzata per l'intera pianta. In effetti questo apparato ha differenti funzioni, tra cui quello di sostegno, anche se quello più ricordato è certamente la capacità di trasportare acqua e sali (linfa grezza) dalle radici alle foglie e di riportare indietro una soluzione zuccherina (linfa elaborata).
La cosa incredibile è che questo sistema è in grado di trasportare acqua anche a centinaia di metri d'altezza (pensiamo alle sequoie) contro la legge di gravità e senza l'utilizzo di muscoli o altri tessuti meccanici e attivi.
Già questo dovrebbe farvi capire la straordinaria capacità di questi esseri viventi che muovono litri di acqua in giro per il proprio corpo contro ogni legge fisica (o così sembra).


Come è possibile spostare in alto litri (chili) di acqua e sali senza una pompa (un cuore) e dei canali ricoperti da fasci muscolari (arterie e vene)?

È possibile tramite delicati giochi di equilibrio e sfruttando proprietà tipiche dell'acqua.
Tutto si basa su adesione, coesione e concentrazione.
L'adesione è la capacità delle molecole d'acqua di aderire alle pareti dei vasi linfatici e di risalire per capillarità lungo il tronco.
La coesione è la proprietà per cui le varie molecole d'acqua restano unite strettamente tra loro. Questo spiega il perché le gocce d'acqua hanno una forma tondeggiante e tridimensionale. Se l'acqua non avesse questa capacità, le molecole sarebbero schiacciate dalla gravità sulla superficie e non sarebbe possibile la formazione di gocce. Una molecola tira l'altra.
Queste due prime proprietà però non sono nulla rispetto alla capacità dell'ultima.
L'acqua pura tende a pareggiare le concentrazioni di altre sostanze (principalmente sali) e per far ciò si sposta in modo da diluire tale differente concentrazione.
L'acqua si sposta da un luogo in cui vi è una bassa concentrazione verso una zona in cui vi è una alta concentrazione di sali e zuccheri (luoghi come foglie e gemme per esempio).

Ora capite perché è fondamentale in potatura tagliare appena al di sopra dell'ultima gemma che si vuole tenere. Quest'ultima gemma rende possibile il risucchio dell'acqua che, altrimenti, non sarebbe possibile creando zone disidratate che la pianta non può far altro che far morire e abbandonare.

Come certamente qualcuno di voi avrà notato durante la propria pratica di orticoltore/giardiniere, quando si taglia un ramo con un bel diametro, si nota che il legno non è omogeneo.  

Alta variabilità all'interno del tronco.

La prima cosa che si nota è che non è tutto “legno” ma, partendo dall'esterno, vi è una corteccia (a sua volta stratificata e di differenti forme e colori in base alla pianta) sotto la quale c'è uno strato sottile fibroso che in alcune essenze si sfoglia facilmente. Questo strato si chiama libro o floema ed è il tessuto preposto a trasportare la linfa elaborata dalle foglie verso le radici e verso tutte le cellule vegetali. Passa quasi inosservato in alcune essenze ma è di fondamentale importanza poiché porta il cibo prodotto dalle foglie in tutto il corpo.

Schema esemplificativo.

Più all'interno c'è un sottilissimo strato di giovani cellule che come unico compito hanno quello di dividersi all'infinito. È il meristema del fusto o cambio, il sistema con il quale la pianta aumenta il proprio diametro. Verso l'esterno queste cellule diverranno nuovo floema, verso l'interno si trasformeranno nel tessuto più evidente dell'intera sezione: il legno.

Il legno o xilema è quel fascio di vasi capaci di portare acqua e sali alle foglie per essere utilizzati nel processo di fotosintesi e nel metabolismo vegetale.
È il tessuto che occupa maggior spazio nella sezione anche se in realtà non tutto viene usato come canale di trasporto. Solo la parte più esterna (chiamata alburno per via del tipico colore più chiaro) ha tale funzione.
Man mano che la pianta si inspessisce, i vasi più interni vengono abbandonati e riempiti di sostanze dure e rigide (tra le quali la lignina). I vasi così riempiti fungeranno da sistema osseo per l'intera pianta. Questa zona che, solitamente ha un colore più scuro, è chiamata durame.

Si capisce che, gran parte della sezione di un tronco è composta da cellule morte.
Per questo è consigliabile di tagliare rami giovani, di rispettare la parte corticale (l'unica in cui sono presenti cellule vitali), di lasciare appena sotto il taglio gemme o giovani rami in grado di portare linfa e di rivitalizzare la ferita in modo da poterla cicatrizzare più velocemente.

All'interno del tronco c'è un mondo molto delicato, particolare, stupendo che noi oggi abbiamo, in modo piuttosto elementare, presentato.
Pensateci quando, strumenti da taglio alla mano, potrete osservare nell'intimo la sezione in tutta la sua semplice e straordinaria complessità.

giovedì 12 febbraio 2015

Una serra alla rovescia

Cos'è una serra?
Domanda banale. È una struttura che consente di coltivare piante in un'atmosfera controllata. Una costruzione trasparente e ben esposta per consentire luminosità e arieggiamento durante le delicate fasi di coltivazione.
Se pensate che questa si la giusta definizione vi sbagliate.

Piccola serra con pannelli in vetro

Le serre non solo possono esser poste in zone non così luminose ma, addirittura, la nuova frontiera è costruire serre sottoterra. Prendono il nome di walipini ed è una tecnica che sta prendendo piede in zone "difficili" dal punto di vista agronomico.

Quali sono i vantaggi?
Il vantaggio è uno solo ma di fondamentale importanza. Il suolo è tra i materiali più isolanti presenti in natura. Anche durante i rigori invernali, il gelo non arriva al di sotto di pochi centimetri di profondità.
Al contrario le classiche serre fuori terra sono rivestite di vetro o plexiglas altamente disperdente. Ciò significa che abbiamo necessità di molta energia per mantenerle calde. Sono tra le strutture più energivore in agricoltura.

Serra costruita sotto il livello del suolo

Il terreno è sempre dotato di umidità, specie se si va in profondità. Questo rende l'ambiente ottimale alla coltivazione con un dispendio minore di acqua per irrigare le piantine.

Il risultato di questa scelta è incredibile, guardare per credere:



giovedì 5 febbraio 2015

Le gemme: impariamo a riconoscerle

Possiamo considerare le gemme come uno sguardo sul futuro della pianta.

Sono tra gli organi di maggior importanza. Senza di loro non esisterebbe il mondo vegetale.
Dal punto di vista strettamente botanico le gemme sono, inizialmente, un gruppo di cellule totipotenti (meristemi). Cellule che hanno la capacità di generare tutti i tessuti presenti in una pianta e di differenziarsi in base alla esigenze.
Una gemma, all'inizio del suo sviluppo, potrebbe dar vita indistintamente a foglie, rami, radici o fiori. Una capacità incredibile che la pianta riesce a perpetrare nel corso di tutta la sua vita.

Queste strutture rientrano con forza in moltissime pratiche agronomiche fondamentali tra cui le principali sono: riproduzione asessuata (talee, margotte e propaggini), potature (gestione chioma e produzione), innesti.

Prelievo di una gemma ascellare per un innesto a gemma

Perché le gemme risultano essere tanto interessanti?
Proprio per la loro capacità di produrre organi fondamentali per le piante: fiori che daranno frutti e semi, rami che porteranno la produzione futura, radici che daranno l'avvio a una nuova piantina.

Per poter utilizzare questa capacità “multiforme” dobbiamo localizzare le gemme prima che comincino a differenziarsi. È indispensabile sapere che una volta che una gemma ha preso il suo indirizzo di sviluppo (si è differenziata) non è più possibile tornare indietro ed imporle un altro tipo di sviluppo. Non possiamo fare talee con rami che hanno già sviluppato gemme a fiore poiché da quelle gemme non potranno differenziarsi nuove radici.
Nel medesimo modo, in potatura, non possiamo pretendere di eliminare tutte le gemme già sviluppate in gemme a fiore sperando che quelle a legno si trasformino a dare fiori poiché non lo faranno.

Sezione di una gemma in cui si vedono già future foglie e fiori

Tipologie di gemme
Le gemme si possono classificare in molti modi differenti in base a differenti caratteristiche.

Classificazione in base all'organo che origineranno

Gemma indifferenziata: gemma primordiale che non ha ancora un indirizzo specifico. È quella a cui puntiamo se vogliamo riprodurre una pianta poiché capace di virare verso la produzione di radici.

Gemma a legno (o verde): si è già differenziata e che in futuro comincerà a produrre foglie o allungarsi a divenire germoglio e futuro ramo. Solitamente risulta più piccola di quella a fiore e di forma più allungata e a punta.

Gemma a fiore: già differenziata pronta a dar vita ad uno o più fiori. Una gemma “speciale” che viene portata in luoghi specifici in base alla specie vegetale. Tipicamente più grossa e tondeggiante rispetto a quella a legno.

Gemma mista: è tipica delle pomacee (meli e peri), particolare poiché porta sia fiori che foglie.

Sviluppo di 2 gemme a legno laterali

Classificazione in base alla posizione

Gemme ascellari: posizionate all'ascella fogliare.

Gemme apicali: posizionate sull'apice dei rami.

Gemme avventizie: non hanno una precisa collocazione e che tipicamente restano quiescenti sino a quando la pianta non percepisce l'esigenza di svilupparle (a seguito di una potatura tropo drastica, attacco di patogeni, morte di altre gemme, ecc...).

Chiaro esempio di gemma ascellare

Classificazione in base all'epoca di sviluppo

Gemme pronte: sono capaci di sviluppare un nuovo germoglio nello stesso anno di sviluppo della gemma stessa. Il ramo che si originerà prende il nome di “anticipato” o “femminella”.

Gemme dormienti: si sviluppano nel corso dell'anno ma che daranno alla luce la struttura specifica solo nell'anno successivo.

Gemme latenti: possono stare in fase dormiente per lungo periodo in uno stato di ibernazione forzata. Alcune potrebbero non svilupparsi mai. Vengono usate dalla pianta come gemme di scorta in caso di necessità.

Femminella prodotta da gemma pronta ascellare di un pomodoro

 sviluppo della gemma in 10 secondi

venerdì 23 gennaio 2015

Le parole silenziose

Oggi vi vogliamo parlare delle interazioni tra pianta e ambiente e tra pianta e pianta.
Non dobbiamo dimenticarci che, essendo le piante esseri viventi, sono in grado di comunicare.

Il fatto che non siamo in grado di percepire questo chiacchiericcio non significa che ciò non esista. I nostri sensi sono piuttosto limitati, non in grado di percepire moltissimi stimoli esterni.

Le piante comunicano e lo fanno continuamente ma la cosa incredibile è che sono l'unico regno in grado di stabilire un contatto con altri esseri viventi. Le piante sono in grado di lanciare messaggi comprensibili ad animali, funghi e batteri.

Una pianta morente riesce ad attirare a sé insetti decompositori e xilofagi (spingendo ad una sorta di eutanasia naturale), riesce a creare una barriera di segnali che impediscono un attacco nemico.
Riescono persino a richiamare funghi e batteri simbiotici e creano loro un ambiente adatto alla cooperazione.

Ormai si concorda nel dire che anche le piante hanno simpatie e antipatie verso altre piante di specie differente. Tollerano, cooperano, si ostacolano, si uccidono. Scatenano una serie di giochi di potere che noi non siamo in grado di percepire poiché usiamo un "alfabeto" differente.

Le piante hanno il loro carattere.

 Mentre la nostra comunicazione si basa moltissimo su capacità fisiche (scrittura e verbo si basano su vista, voce, movimento muscolare, udito), le piante basano tutta la loro comunicazione tramite l'uso di molecole chimiche. Molecole che possono essere decifrate anche da altri organismi al di fuori del regno vegetale.



Le piante sono in grado di liberare in ambiente una notevole quantità e tipologia di molecole, estremamente volatili, specie-specifiche ed in grado di stimolare una reazione in altri esseri viventi.

Una pianta attaccata è in grado di richiamare insetti utili a predare altri insetti patogeni.

Possiamo concludere dicendo che noi umani, con fatica, stiamo cercando di adottare una lingua (l'inglese internazionale) per comunicare e farsi capire in una comunità straniera della stessa specie mentre le piante non solo sono già in grado di farlo ma riescono a comunicare persino con altri regni viventi.
Un po' come se noi riuscissimo ad intavolare un dialogo con i marziani.